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Ravarino e dintorni, luoghi di interesse culturale e storico nel comune

Ravarino, viene citato nella canzone Che Coss'è l'Amor, di Vinicio Capossela nella strofa: Che cos'è l'amor è quello che rimane da spartirsi e litigarsi nel setaccio della penultima ora qualche Estèr da Ravarino, mi permetto di salvare al suo destino dalla roulotte ghiacciata degli immigrati accesi della banda san soucì. Sembra che la citazione sia dovuta al fatto che l'artista si recasse di frequente a giocare a poker in una bisca clandestina della zona. Palazzo Rangoni Posseduto dai Rangoni già nel 1370, è un complesso costituito da due palazzi contigui che formavano un tempo una corte chiusa articolata in tre corpi (una parte centrale più due ali laterali). Il nuovo palazzo, (costituito da parte centrale e ala settentrionale) fu iniziato dai Rangoni nel 1611 e mai portato a termine. Di particolare interesse lo scalone d’onore e i soffitti a volta con fasce su stucchi che riportano con grande frequenza la conchiglia, simbolo dei Rangoni. Oratorio di San Rocco Edificato nel 1762, custodiva un quadro con San Rocco (ora in restauro) intento a mostrare la cittadina nel seicento. Chiesa parrocchiale della Beata Vergine delle Grazie L' attuale Santuario pare sia la terza chiesa, edificata in loco sulle fondamenta del primo oratorio dall' architetto Silvestro Campiotti intorno alla metà del secolo XVIIIº. La prima chiesa venne costruita nel 1506 dal Conte Guido Rangoni, feudatario della Contea di Ravarino e Castel Crescente, ed il 10 ottobre del 1509 il Cardinale Giuliano Cesarini, Abate Commendatario dell' Abbazia di Nonantola (1505-1510), la eresse in parrocchia con il titolo di « Sancta Maria de Gratijs », Santa Maria dalle Grazie, giuspatronato della famiglia Rangoni, staccandola da Ravarino. Tra gli eccellenti quadri, notevolissimi sono il « Transito di San Giuseppe », dipinto intorno al 1730 dal bolognese Giuseppe Maria Crespi (1665-1749) detto lo Spagnolo, Il quadro raffigura la morte di S.Giuseppe assistito da Maria, Gesù ed un angelo. Quadro molto intimo ricco di riferimenti alla vita quotidiana, la Madonna di Monserrato, che il pesarese Simone Cantarini (1612-1648), allievo del Reni, dipinse nel 1637; committente il Senatore bolognese Girolamo Bolognini. Quadro votivo, dai colori vellutati molto intensi, per ringraziamento, da parte del Commendator Bolognini alla Madonna di Monserrato, della guarigione del figlioletto. Nella seconda una Madonna con Bambino in trono attribuita a Giulio Procaccini; Notevoli anche le piccole Stazioni della Via Crucis in terracotta policroma. Da segnalare anche un organo, di Agostino Traeri (sec. XVIII; attribuzione) con materiale di Antonio Colonna (1647), restaurato da Paolo Tollari nel 1986. Collocato in cantoria sopra la porta d’ingresso. Cassa lignea addossata al muro, con fregi intagliati e con ridipintura ad olio. Facciata di 25 canne da Fa1, a tre cuspidi (9/7/9) +18 canne mute entro le campate estreme. Tastiera di 50 tasti con copertura di osso e di ebano sovrapposto a pero. Pedaliera “a leggio” di 16 tasti. Registri azionati da manette ad incastro su due colonne; cartellini a stampa Mantici: 1 a lanterna con due pompe a stanga e con elettroventilatore. Chiesa di San Giovanni Battista L'orientamento canonico da ovest ad est ne dimostra la notevole antichità. Dedicata dapprima ai Santi Cosma e Damiano, poi a San Giovanni Battista, nel 1199 appare quale Rettoria sotto la congregazione della « Pieve di Santa Maria di Bodruncio o Abrenunzio ». Soppressa quella Pieve intorno alla metà del '400, la Chiesa di Ravarino, diventa parrocchia di tutto il territorio comunale. Nel 1862 viene rifatta sulle antiche fondamenta in simpatico stile campagnolo con accentuata e caratteristica atmosfera spirituale, ma dal 1960 ha subito devastanti interventi che l'hanno deturpata. E' raffigurata in un disegno eseguito nel 1688 dal perito Pellegrino Malagoli insieme al campanile sormontato da una cuspide conica di schietta ispirazione ravennate, che ne attestava la grande antichità, crollato per vetustà nel 1710. Davanti ad essa si tenevano le pubbliche adunanze, come quella del 21 settembre 1310 nella quale gli Amministratori Comunali dettero Ravarino, a Bologna. Da segnalare la balconata con organo e una fonte battesimale del ‘400. Palazzo di Donna Clarina In origine proprietà dei Rangoni, fu ereditato nel 1700 da Donna Clarina Rangoni, da cui il nome di “Palazzo di Donna Clarina “. È una tipica corte chiusa con palazzo padronale al centro e fabbriche ai lati ove erano poste le scuderie e le abitazioni della servitù. Di grande bellezza la torre cinquecentesca, che si innalza alla sinistra del caseggiato. Ravarino Villa Bonasi Benucci è una splendida villaa Ravarino, costruita dai Bruini nella prima metà dell’800 e andata in eredità ai Benucci. L’edificio è costruito in stile impero . Il grandioso parco,ideato e realizzato in seguito da Filiberto Benucci; nella sua parte a sud fu costruito l’oratorio della Madonna della Neve, che precedentemente si trovava a casino Pedretti, ora Dareggi. La Buca E’ una struttura di grande imponenza, realizzata dall’ingegner Filiberto Benucci secondo il suo egregio stile personale nordico su radice classica. Da notare il particolare del cornuto teschio bovino sito sull’arco centrale della stalla leitmotiv in tutte le locali proprietà dei Bonasi Benucci, di derivazione stella dei Conti Bonasi.



Luoghi di interesse, e locali: Ravarino